Saltare i pasti: quando ha senso e quando no
La colazione
La vecchia formula che la definisce il pasto più importante non è supportata da prove forti: chi non fa colazione non ingrassa automaticamente. Tuttavia, negli studi di popolazione chi la salta tende ad avere una dieta complessivamente peggiore, con più snack e più zuccheri nel pomeriggio.
Chi non ha fame al mattino può fare una colazione leggera o spostarla a metà mattina, purché il resto della giornata resti equilibrato.
Gli spuntini
Non sono obbligatori. Servono a chi ha intervalli lunghi tra i pasti, a chi ha bisogno di aumentare l'apporto (anziani, convalescenti, sportivi) e a chi arriva ai pasti principali troppo affamato. Sono controproducenti quando diventano un consumo continuo di prodotti dolci o salati durante tutta la giornata.
Spuntini adeguati: frutta, yogurt, frutta secca, pane con pomodoro, un pezzo di formaggio.
Saltare la cena
È la scelta più problematica, perché toglie l'occasione principale per verdura e proteine e allunga eccessivamente il digiuno notturno di chi ha già pranzato presto. Negli anziani è una causa frequente di perdita muscolare.
Digiuni improvvisati per compensare
Saltare un pasto dopo un'abbuffata mantiene attivo il ciclo restrizione-eccesso e non recupera nulla sul piano calorico settimanale. La strategia efficace è tornare semplicemente alle abitudini abituali al pasto successivo.
Se saltare i pasti diventa un modo per controllare il peso o per gestire il senso di colpa, il tema non è più nutrizionale e vale la pena parlarne con il medico.