L'impronta ambientale del cibo
Il sistema alimentare è responsabile di circa un quarto delle emissioni globali di gas serra, oltre a consumare gran parte dell'acqua dolce e del suolo agricolo.
Le differenze tra alimenti
L'impatto per chilo di prodotto varia moltissimo. In ordine decrescente di emissioni: carne bovina e ovina, formaggi stagionati, gamberi da acquacoltura, maiale, pollame, pesce, uova, latte, legumi, cereali, verdura e frutta locali di stagione.
La carne bovina ha un impatto per chilo di proteine molto superiore a quello dei legumi, per via della conversione alimentare, del metano prodotto dai ruminanti e del suolo necessario.
Cosa conta meno di quanto si pensi
Il trasporto incide in genere per una quota minore rispetto alla produzione, salvo il trasporto aereo di prodotti freschi e deperibili. Comprare locale aiuta, ma cambiare il tipo di alimento ha un effetto maggiore che cambiarne l'origine.
La doppia piramide
La ricerca ha mostrato che gli alimenti da consumare più spesso secondo la dieta mediterranea sono quelli con impatto ambientale minore, e viceversa. Salute e sostenibilità puntano nella stessa direzione: più vegetali, meno carne rossa, meno prodotti industriali.
Cinque scelte efficaci
- Ridurre la carne rossa a una volta a settimana.
- Aumentare i legumi come fonte proteica.
- Preferire pesce azzurro e specie non sovrasfruttate.
- Comprare frutta e verdura di stagione.
- Ridurre gli sprechi domestici.
Non serve una scelta radicale: se ogni famiglia sostituisse due pasti di carne a settimana con legumi, l'effetto complessivo sarebbe rilevante.